
L'INPS chiede il rimborso: cosa fare? - coordinamentouniversitario.it
L’INPS sta chiedendo il rimborso a molti cittadini: è importante agire tempestivamente altrimenti si potrebbe avere una grossa perdita.
Negli ultimi mesi, un numero crescente di cittadini italiani ha ricevuto comunicazioni dall’INPS riguardanti richieste di rimborso per somme percepite attraverso la NASpI, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego. Questo fenomeno ha sollevato un’ondata di preoccupazione tra i beneficiari dell’indennità di disoccupazione, molti dei quali si trovano disorientati e incerti su come comportarsi di fronte a tali richieste. È fondamentale comprendere il contesto di queste richieste e le modalità di restituzione affinché i cittadini possano affrontare la situazione con maggiore consapevolezza.
Cos’è la NASpI e chi ne ha diritto?
Introdotta nel 2015, la NASpI è un’indennità di disoccupazione rivolta a lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro. Per accedere a questo beneficio, è necessario soddisfare precisi requisiti: almeno 13 settimane di contributi versati nei quattro anni antecedenti la disoccupazione e almeno 30 giornate lavorative effettive nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. È importante sottolineare che solo i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione involontaria possono beneficiare della NASpI, mentre chi si dimette volontariamente, salvo in casi di giusta causa, non ha diritto a tale indennità. Inoltre, i dipendenti pubblici a tempo indeterminato e i lavoratori autonomi sono esclusi da questa misura.
La NASpI viene erogata mensilmente per un periodo pari alla metà delle settimane contributive accumulate nei quattro anni precedenti la perdita del lavoro. L’importo dell’indennità varia in base alla retribuzione del beneficiario, ma è importante notare che dopo i primi quattro mesi di ricezione, l’indennità subisce una riduzione del 3% al mese.

Ci sono diverse circostanze in cui l’INPS può richiedere la restituzione di somme percepite attraverso la NASpI. Tra le più comuni vi sono:
- Errori nei pagamenti: Se l’INPS ha erogato l’indennità per un importo errato a causa di un errore di calcolo, può richiedere la restituzione della differenza.
- Nuovo impiego non segnalato: I beneficiari che trovano un nuovo lavoro durante il periodo di fruizione della NASpI e non lo comunicano all’ente previdenziale possono dover restituire le somme percepite in eccesso.
- Dichiarazioni false o omissioni: Coloro che ottengono l’indennità fornendo informazioni mendaci o omettendo dati rilevanti possono essere obbligati a restituire l’intero importo e rischiare sanzioni legali.
- Variazioni nella situazione economica: Se l’INPS accerta che le condizioni economiche del beneficiario sono cambiate in modo significativo, può decidere di interrompere il sussidio e richiedere la restituzione delle somme già erogate.
Come avviene la restituzione della NASpI?
Quando l’INPS rileva un pagamento indebito, invia una comunicazione ufficiale al cittadino, specificando l’importo da restituire e le modalità di rimborso. Le opzioni per il rimborso sono diverse:
- Pagamento in un’unica soluzione: Se il beneficiario ha la possibilità economica, può restituire l’intero importo in un’unica tranche.
- Rateizzazione: È possibile richiedere un pagamento dilazionato, ma la concessione della rateizzazione è a discrezione dell’INPS, che valuterà ogni singolo caso.
- Recupero forzato: Se il cittadino non adempie al pagamento, l’INPS può avviare azioni di recupero forzato, incluse misure come il pignoramento di stipendi, conti correnti o altri beni.
Se un beneficiario ritiene che una richiesta di restituzione sia ingiustificata o errata, ha il diritto di opporsi attraverso un ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni dalla ricezione della richiesta. Se il ricorso viene respinto dall’INPS, il cittadino ha la possibilità di intraprendere un’azione legale presso il tribunale competente, il quale valuterà la legittimità della richiesta dell’ente previdenziale.